Calcolare il termine di recesso: perché 14 giorni non sono sempre 14 giorni
In questo articolo
«Quattordici giorni dall'ordine» è la scorciatoia più diffusa – ed è sbagliata due volte. Quando il termine decorre davvero, quando scade e quali regole fanno il conto.
La durata: quattordici giorni
Il termine legale di recesso è di quattordici giorni (art. 52 del Codice del consumo). Il professionista può concederne di più – trenta giorni come impegno commerciale – mai di meno.
La decorrenza dipende dal tipo di contratto
| Tipo di contratto | Il termine decorre |
|---|---|
| Vendita di beni | dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico del bene (in caso di consegne separate: dell'ultimo bene) |
| Servizi e contenuti digitali | dal giorno della conclusione del contratto |
| Ordine misto (bene + servizio) | trattarlo prudenzialmente come una vendita di beni |
L'errore più frequente sta qui: molti sistemi contano dalla data dell'ordine o della spedizione. Per un bene conta il possesso fisico presso il cliente – una data che il negozio conosce in modo attendibile solo dal tracking del corriere.
Il computo dei giorni
- Il giorno dell'evento non si conta: se il bene arriva il 3, il conteggio parte dal 4.
- La scadenza cade con la fine del quattordicesimo giorno.
- Proroga per i giorni festivi: se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo (art. 2963, terzo comma, del Codice civile – principio generale applicabile anche ai termini di decadenza).
Esempio
Consegna lunedì 3 agosto. Il conteggio parte il 4 agosto; il quattordicesimo giorno è lunedì 17 agosto, e il termine corre fino alla fine di quella giornata. Se il quattordicesimo giorno cadesse a Ferragosto, la scadenza slitterebbe al primo giorno non festivo successivo.
Da far verificare: il sabato. Per i termini processuali l'art. 155 del Codice di procedura civile proroga espressamente la scadenza che cade di sabato. Se lo stesso valga per un termine di decadenza di diritto sostanziale come quello dell'art. 52 non è questione pacifica: parte della giurisprudenza equipara il sabato al giorno festivo, ma il testo dell'art. 2963 c.c. parla solo di giorno festivo. Se nella tua attività i termini sono stretti, è un punto da far esaminare da un avvocato.
Vendi in più Stati membri? Sia i giorni festivi sia le regole di computo sono nazionali. La Germania fa slittare la scadenza che cade di sabato, domenica o in un giorno festivo (§ 193 BGB); la Francia prevede una regola analoga (art. L221-19 del Code de la consommation). Un calcolo corretto per l'Italia può risultare spostato di un giorno altrove. Per la Germania e la Francia mettiamo a disposizione un calcolatore dedicato; per l'Italia non lo facciamo, proprio per la questione del sabato.
Quando quattordici giorni diventano dodici mesi
Se il consumatore non è stato correttamente informato del diritto di recesso, il termine è prorogato di dodici mesi a decorrere dalla scadenza del termine iniziale (art. 53 del Codice del consumo). Il cliente può allora recedere quasi un anno dopo la consegna, con tutte le conseguenze sulla restituzione, sullo stato della merce e sulla contabilità. È un rischio che corre in silenzio, ordine dopo ordine.
Perché in pratica va storto
Una valutazione corretta richiede, per ogni recesso: il tipo di contratto, la data di partenza giusta (la consegna, non l'ordine), le regole di calendario e i giorni festivi. A mano, caso per caso, non è sostenibile nel lavoro quotidiano. e-Widerruf calcola quindi il termine automaticamente e segnala ogni recesso come nei termini, tardivo oppure onestamente «incerto» quando manca una data di consegna attendibile – la decisione resta tua. La valutazione è un orientamento, non una consulenza legale.
Questa non è consulenza legale. L'articolo informa in generale e con cura, ma non sostituisce l'esame del tuo caso da parte di un avvocato.